San Lorenzo: Genesi di un quartiere
Il quartiere di San Lorenzo sorge su un territorio che nel XIX secolo è costituito prevalentemente da un insieme di terreni coltivati a vigne e orti, di proprietà di famiglie borghesi.
A dare impulso alla nascita del quartiere non è solo la febbre edilizia degli anni settanta e ottanta del XIX secolo ma anche quegli interventi sul territorio verificatesi prima del grande progetto edilizio che qualche anno più tardi cambieranno radicalmente l’identità della zona. Tra questi la costruzione del complesso monumentale del Verano fra il 1859 ed il 1878 e l’inaugurazione nel 1879 della ferrovia Roma-Tivoli, la cui stazione terminale viene collocata nei pressi del Piazzale Tiburtino.
Queste operazioni attirano verso la zona nuove categorie di lavoratori i quali decidono di stabilire la propria residenza nel quartiere.
San Lorenzo, la cui costruzione resterà fuori dal piano regolatore fino al 1909, sorge all’esterno della mura cittadine e presenta la forma di un quadrilatero allungato. A stabilirne i confini sono le Mura Labicane, lo scalo merci, il cimitero del Verano e la Via Tiburtina.
L’edificazione dei palazzi avviene senza seguire un preciso progetto ma piuttosto rispettando la necessità di erigere costruzioni dai costi contenuti che diventeranno poi dimora della classe operaia e gli strati più poveri della popolazione cittadina.
Le imprese edili coinvolte traggono inoltre vantaggio degli incentivi previsti per la costruzione di immobili situati all’esterno della cinta daziaria, questi incentivi si traducono in ingenti risparmi ottenuti grazie all’esenzione dai dazi sui materiali di costruzione e da quella decennale dalle tasse prevista dalla legge sull’agro romano del 1883.
Nel 1879 ha inizio una prima fase di lottizzazione del quartiere, questo è infatti l’anno in cui la Banca Tiberina acquista i terreni appartenuti alla famiglia Ferrini, situati tra il vicolo Malabarba (oggi Via dei Fallisci), il vicolo della Ranocchia (l’attuale Via degli Apuli) e le Mura Labicane.
La costruzione avviene invece tra il 1879 ed il 1885; nell’area si erigono palazzi dai materiali scadenti ad alta densità abitativa e prestando poca, se non addirittura nessuna, attenzione alle normative igienico-sanitarie vigenti esponendo così la popolazione operaia ed artigiana al continuo rischio di epidemie. La rete fognaria infatti verrà costruita solo in un secondo momento e a spese del Comune.
Il secondo periodo di lottizzazione si verifica invece nel 1886 quando la ditta Cantoni acquista i terreni Venturi Vagnozzi situati nell’area delimitata dal vicolo Malababrba, dalla Via Tiburtina e dal Vicolo del Verano. Anche in questo caso gli edifici vengono costruiti con materiali scadenti e senza attendere le necessarie autorizzazioni comunali. Nel caso della ditta Cantoni la rete fognaria viene realizzata ma solo parzialmente e spetterà al Comune dover completare l’opera.
Mancando la rete fognaria gli abitanti dei palazzi si vedono costretti a dover convogliare i rifiuti in pozzi neri altamente inquinanti per il sottosuolo.
Nello stesso periodo nasce un contenzioso fra le ditte costruttrici ed il Comune di Roma, riguardante l’attivazione dei pubblici servizi ed i lavori di fognatura. Il contenzioso verrà risolto solo durante il primo decennio del Novecento, dopo che vengono stipulati degli accordi con la Banca d’Italia rilevatrice del patrimonio immobiliare della Banca Tiberina.
A rendere ancora più impellente la necessità di regolamentare le condizioni igienico-sanitarie del quartiere è la ingente crescita demografica che investe San Lorenzo dalla fine del 1870 all’inizio del 1900.
Nel 1887 il quartiere viene descritto come attraversato da un incredibile sviluppo demografico e negli atti del Consiglio Comunale un anno più tardi si conferma la sua connotazione operaia-popolare e la mancanza delle più elementari norme d’igiene.
Una volta ultimato il quartiere avrebbe dovuto contenere una popolazione di circa 8000 abitanti ma secondo una statistica giudiziaria risalente al 1901 gli abitanti erano più di 18000, numero destinato a crescere ulteriormente dieci anni più tardi.
All’isolamento urbanistico del quartiere segue quello sociale: a connotare socialmente la popolazione dei suoi abitanti è la stessa natura economica e professionale di un quartiere composto per lo più da operai ed artigiani. Questi sono legati allo scalo merci ferroviario, la stazione centrale, il cimitero e le due grandi fabbriche di quartiere, birreria Wuhrer e la vetreria Sciarra.
La popolazione di San Lorenzo si presenta come profondamente eterogenea a causa delle ondate migratorie che colpiscono il quartiere. Una grossa percentuale degli abitanti (15%) proviene dall’Abruzzo, seguita dalle Marche (12%), dall’Umbria e dalla Romagna (9%), dalla Campagna (7%) e infine dalla Toscana (4%).
Ma è nel primo dopoguerra che l’identità sociale del quartiere si rafforza definitivamente. A contribuire al questo fenomeno la nascita di organizzazioni e strutture sociali capaci di operare e di penetrare nel profondo tessuto di San Lorenzo. Tra queste l’apertura della sezione Socialista in Via dei Sardi nel 1914 e la parrocchia dell’immacolata.
La prima oltre a svolgere attività politiche diventa un vero e proprio centro sociale per gli abitanti del quartiere. Le iniziative organizzate dalla sezione sono volte allo sviluppo socio-culturale, si invogliano i giovani e gli adulti alla lettura, si organizzano attività culturali e attività che garantiscano l’assistenza ai più bisognosi.
La sezione socialista segna anche un importante cambiamento nel rapporto tra uomini e donne. Essendo frequentata da entrambi riesce a rompere la tradizione di vita separata che pone la donna in una posizione subordinata rispetto a quella del marito, padre o fratello.
La diffusione degli ideali socialisti promulgata dalla sezione trova terreno fertile nel quartiere di San Lorenzo grazie al preesistente pensiero anarchico e la largamente condivisa situazione di sfruttamento e povertà. Questi elementi insieme all’isolamento urbanistico dell’area contribuiscono a rafforzare ulteriormente il forte sentimento di appartenenza alla comunità del quartiere.
Altra realtà importante è quella della Chiesa. L’attività parrocchiale della Chiesa dell’Immacolata, eretta non a caso nel cuore di San Lorenzo, si presenta come un ulteriore occasione di aggregazione ed arricchimento per gli abitanti. Anche in questo caso si organizzano attività sia educative, sia ricreative. Viene aperta una scuola elementare, organizzati corsi serali per adulti, circoli di lettura, una filodrammatica, attività sportive e anche di assistenza per i più poveri.
Occasione di aggregazione sono anche le due ricorrenze religiose del quartiere: la festa di S. Lorenzo il 10 Agosto e quella dell’Immacolata l’otto Dicembre.
Nella realtà sanlorenzina chiesa e sezione socialista trovano una dimensione comune nel quale si instaura una atmosfera di pacifica convivenza.
Il forte senso d’identità che caratterizza la comunità di San Lorenzo contribuisce alla nascita ed al conseguente rafforzamento del sentimento antifascista che animerà i primi anni venti.
In questo quartiere proletario l’ideologia fascista viene ostacolata e rifiutata sin dagli esordi storici del movimento, i fascisti infatti riusciranno a mettere piede al suo interno solo dopo la marcia su Roma del 1942.
Nasce dal popolo, in maniera spontanea ed istintiva, senza alcuna influenza da parte delle sezioni di partito la resistenza al partito fascista.
Il sentimento antifascista avvolge il quartiere nella sua interezza, i primi oppositori sono comunisti e anarchici. Le case si trasformano in veri e propri arsenali, i giovani ricevono ordine di disselciare le strade e portare tutto quello che riescono a prendere sui tetti perché venga lanciato contro le camice nere.
Nel 1942, in seguito alla marcia su Roma, queste penetrano all’interno di San Lorenzo ma ad accoglierli trovano il fuoco di fucili e l’opposizione di uomini, giovani e donne.
Con l’avvento del fascismo al potere e la crisi economica degli anni trenta il quartiere subisce un netto peggioramento delle sue condizioni economiche.
Contemporaneamente l’arrivo di nuovi abitanti appartenenti alla piccola borghesia e di immigranti provenienti dalle regioni più meridionali del paese fa si che si verifichi un cambiamento all’interno del tessuto sociale, rendendo di conseguenza difficile conservarne l’identità originaria.
Accertato il rifiuto degli abitanti di San Lorenzo nei confronti dell’ideologia fascista, il partito decide di optare per una politica di disinteressamento e abbandono che porta il quartiere verso un’ulteriore condizione di emarginazione.
La risposta di San Lorenzo è duplice: alla ribellione armata si affianca un’intensa opera di conservazione della memoria storica di San Lorenzo.
Durante il secondo conflitto mondiale, e più precisamente il 19 Luglio del 1943, il quartiere viene raso al suolo in seguito ad un feroce bombardamento. Vengono sganciate tremila bombe da duecentocinquanta chili ciascuna, vengono colpiti i binari del vicino scalo, i capannoni e poi in progressione il Viale dello Scalo, il Viale del Verano, poi largo Talamo, Via dei Liguri, Via degli Enotri, Via dei Piceni. Vengono annientati otto palazzi, un nono è colpito all’inizio di Via di Porta Labicana, a seguire il Piazzale del Verano, il Piazzale San Lorenzo. I danni maggiori si verificano nell’area delimitata dal Piazzale Sisto V, Piazzale San Lorenzo e Piazza di Porta Maggiore. Il quartiere versa nella confusione più totale: linee telegrafiche interrotte, depositi e palazzi in preda alle fiamme, polvere e fumo ovunque, strade interrotte. Il bombardamento costerà la vita ad almeno tremila persone ed i feriti saranno più di undici mila.
Al termine della seconda guerra mondiale San Lorenzo è un quartiere in ginocchio, sia psicologicamente, sia economicamente. Molti sono gli abitanti che hanno visto morire i propri cari sotto i bombardamenti, inoltre i danni materiali riportati sono ingenti e necessitano di una importante e lunga opera di ricostruzione.
L’esodo verso altri quartieri della città od il proprio paese di origine appare a molti come la soluzione migliore. Per coloro invece che decidono di restare si prospetta un altro periodo di povertà e sacrificio.
Viene finalmente avviata l’opera di ricostruzione, questa durerà diversi anni e ancora oggi, passeggiando per il quartiere, si possono vedere i segni dei bombardamenti.
In questo periodo San Lorenzo viene attraversato da un’altra fase immigratoria: arrivano dal sud numerosi lavoratori che troveranno poi impiego presso le ferrovie. Anche in questo si generano tutte quelle difficoltà che solitamente si associano ai fenomeni migratori: povertà, difficoltà nell’integrazione.
A giocare un ruolo fondamentale è l’opera della Chiesa, parrocchie e congregazioni religiose offrono assistenza sanitaria e sociale alle famiglie più bisognose.
Il quartiere con il passare del tempo inizia a cambiare identità, a dare propulsione a questo processo sono i cambiamenti che investono la vicina università. Da struttura elitaria La Sapienza diventa università per le masse e centro, negli anni settanta, della protesta giovanile.
In questi stessi anni vengono costruite la sede di Neuropsichiatria Infantile in Via dei Reti e dei Piceni e la Tangenziale Est.
Negli anni la popolazione del quartiere cambia, aumenta il numero degli studenti mentre sempre più abitanti storici si trasferiscono in altre zone della città meno popolari.
L’incontro tra popolazione studentesca e i sanlorenzini da luogo ad una condizione di scambio reciproco facendo del quartiere un terreno fertile per la nascita e lo sviluppo di interessanti eventi e fermenti culturali. San Lorenzo inizia ad ospitare gli atelier di artisti ed accoglie numerosi intellettuali dando loro la possibilità di produrre le proprie opere senza l’influenza di schemi sociali rigidi e penalizzanti.
La trasformazione culturale del quartiere è un fenomeno in continuo divenire, ancora oggi a San Lorenzo si sposano l’antico spirito dei primi abitanti insieme a quello dei nuovi arrivati.
Il presente articolo è pubblicato per gentile concessione dell’Ass.Cult. Galleria 291 e pubblicato su “ISanLorenzo 2006 – guida ai servizi ed alle attività commerciali”
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