Le Mura Aureliane e Porta Tiburtina
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Le Mura Aureliane e Porta Tiburtina
Forse una caratteristica molto “romana” dei re prima, come degli imperatori poi, convinti della propria potenza militare e della propria e sempre vittoriosa penetrazione culturale, giuridica e urbanistica nei territori altrui, è stata quella di ritenere la Città Eterna, irrazionalmente inattaccabile, tanto da pensare superflua e inutile qualsiasi opera di fortificazione, che non fosse il solo “pomerio”, quella linea sacra e invalicabile che delimitava idealmente la città dal resto, ritenuto “ager barbaricus”. Solo dopo l’ardire dimostrato dai Galli che invasero e distrussero la città nel 390 a.c., Roma si decise a costruire le Mura Serviane per arginare nuove dissacranti e devastanti invasioni barbariche. L’Impero crebbe a dismisura nei secoli successivi e la fortificazione dei confini remoti (limes), contenne le pressioni barbariche esterne. Nel III secolo dopo Cristo, quando le grandi crisi politico sociali interne, gli episodi bellici non sempre vittoriosi, gli scontri durissimi sul Reno e sul Danubio, e infine l’irruzione di nuovi barbari da Oriente, l’imperatore Aureliano prese la decisione di costruire una nuova cinta muraria, più ampia e più efficace di quella Serviana.
- Le Mura Aureliane. L’opera che prese il nome dallo stesso imperatore, fu realizzata in brevissimo tempo dal 270 al 275 d.C., utilizzando maestranze civili o reduci, visto che il Genio Militare era impegnato ai confini dell’Impero. La scelta del tracciato venne studiato allo scopo difensivo, e inglobando tutti quei monumenti e palazzi che potevano essere utilizzati dal nemico in caso di attacco. L’intera cinta, lunga 19 chilometri visibile ancora oggi , con gli ampliamenti medioevali e rinascimentali, era in origine costituita da una muraglia spessa oltre tre metri e mezzo, per un’altezza di circa sei metri, sovrastata da un camminamento protetto da parapetto e merli. Ogni 30 metri , gittata medie delle baliste (lancia-giavellotti) e degli onagri (lancia-pietre) era stata edificata una torre difensiva. Massenzio (307-312 d.C.) rinforzò le mura e fece scavare un fossato di difesa; l’imperatore Onorio nel 401-402 raddoppiò l’altezza delle mura, fortificò le torri, aumentò i camminamenti, e ridusse l’ampiezza delle porte. Ciò naturalmente non bastò a fermare nel 410 le invasioni dei Visigoti di Alarico, nel 455 quella dei Vandali di Genserico, nel 472 quella dello svevo-visigoto Ricimero, e nel 546 quella dei Goti di Totila. L’ultimo grande rafforzamento delle mura è quello di Antonio da Sangallo il giovane (1536). Col 1870 le mura persero definitivamente ogni valenza militare difensiva. Per il tratto che interessa il quartiere San Lorenzo, le mura Aureliane rimaste intatte, costeggiano e delimitano tutto il quartiere lungo l’intero lato ovest, dal viale dello Scalo San Lorenzo fino a raggiungere via dei Frentani con l’unica grande apertura realizzata in tempi moderni in corrispondenza di Piazzale Tiburtino , costituiscono una reale barriera tra il quartiere di San Lorenzo e l’Esquilino-Ferrovia- Stazione Termini raggiungibili solo attraverso tre varchi viari .
- Porta Tiburtina, inizialmente arco monumentale (voluto da Augusto nel 5 a.c.) per permettere al sovrastante sistema idrico dei tre acquedotti dell’acqua Marcia, Tepula e Julia , di scavalcare la via Tiburtina Antica che da porta Esquilina delle Mura Serviane andava alla campagna inizialmente fino a Tivoli e più tardi diventata Tiburtina Valeria arriverà fino alle terre degli Equi e dei Marsi (286 a.c.) e quindi attraversando le terre dei Peligni e dei Vestini fino all’adriatico. Dal III secolo entra a far parte integrante delle mura Aureliane, anche se, molto diversa dall’origine, come la vediamo oggi è naturalmente il risultato dei lavori voluti dall’imperatore Onorio nel 403; la costruzione di una seconda porta esterna con torri, finestre e saracinesca, fu infatti dettata da necessità difensive. Nel Medioevo, conducendo a Laurentiopolis, borgo fortificato sorto intorno alla Basilica di San Lorenzo, questa porta era più nota come Porta San Lorenzo e detta anche “porta taurina” per gli ornamenti a testa di toro delle chiavi di volta in essa contenute. Questa porta vide episodi di storica rilevanza: nel 1084 Roberto il Guiscardo con 1300 uomini , data la scarsa sorveglianza, scalò le mura di Porta San Lorenzo penetrando in città, e aprendo Porta Flaminia fece irrompere in città il grosso dell’esercito Normanno.
Nel 1347 fu testimone della schiacciante sconfitta che Cola di Rienzo, inflisse alla nobiltà romana: caddero in battaglia o fuggirono lasciando la città, sia cavalieri degli Orsini che dei Colonna. Dal 1407 al 1410 vide Paolo Orsini combattere, una volta dalla parte del Pontefice Gregorio XII, poi dalla parte del re Ladislao di Napoli invasore e poi di nuovo con i romani, contro di lui.
- Passeggiando lungo le Mura, nei pressi di Porta Tiburtina balza agli occhi Villa Gentili-Dominici (1748-1920) complesso abitativo inglobato tra le Mura Aureliane e gli acquedotti. Originariamente occupava un’area molto più estesa dell’attuale, la maggior parte della proprietà iniziale è oggi occupata dalla caserma di artiglieria. L’area acquistata dal marchese Filippo Gentili (1739-1741) che vi edificò la villa originaria, attraverso vari proprietari nel 1913 arriva ai Dominici che provvedono al suo restauro e sistemazione dei giardini.
Il presente articolo è pubblicato per gentile concessione dell’Ass.Cult. Galleria 291 e pubblicato su “ISanLorenzo 2006 – guida ai servizi ed alle attività commerciali”
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