Il cimitero monumentale del Verano
IL GIARDINO DELLA MEMORIA: IL COMPLESSO CIMITERIALE DEL VERANO.
Dove anticamente sorgevano le catacombe di Ciriaca, adiacente alla Basilica di San Lorenzo, oggi si trova l’imponente complesso monumentale del Cimitero del Verano, un vero e proprio museo all’aperto.
La costruzione del complesso, all’esterno delle mura cittadine, viene avviata all’inizio del XIX secolo dall’amministrazione francese con l’obiettivo di erigere un Cimitero Orientale. La scelta del luogo non è casuale ma mira al rispetto delle imposizioni igienico-sanitarie volute dall’editto napoleonico di Saint-Cloud. Il progetto in questo periodo viene affidato all’architetto Giuseppe Valadier (che firma inoltre la celebre Piazza del Popolo) anche direttore dei lavori di costruzione di un primo nucleo dal 1807 al 1822.
Ma è solo quando Papa Pio IX commissiona il progetto per un nuovo complesso cimiteriale cittadino all’architetto Virginio Vespignani che il Verano assume la sua connotazione monumentale.
Formatosi con Luigi Poletti, Vespignani custodisce profondi legami con la cultura accademica, è docente infatti presso l’Accademia di San Luca e ne diventerà il presidente nel 1870. Uno degli archittetti prediletti del pontefice, oltre al complesso cimiteriale del Verano, firma il restauro di Porta Pia e di Porta San Pancrazio, la stessa Basilica di San Lorenzo fuori le mura e Santa Maria in Trastevere per citarne solo alcuni.
Dal progetto del Vespignani emerge una spiccata sensibilità per il paesaggio che egli arricchisce di raffinati effetti spaziali ed ottici, presenti sia all’interno che all’esterno del complesso. Il cimitero voluto dal Vespignani è un vero è proprio luogo di pace e raccoglimento, ma anche un interessante punto d’incontro fra la cultura architettonica accademica e quella ufficiale della Chiesa.
Per ragioni di ordine economico la costruzione viene affidata alla manodopera dei forzati e si ricorre anche a sovvenzioni di ricchi privati, soprattutto per la realizzazione del quadriportico.
Nel 1860 viene completata la Cappella della Misericordia, il completamento del quadriportico invece avviene solo quattordici anni più tardi. A rallentarne il processo sicuramente la grana difettosa delle colonne in Travertino che dovettero essere necessariamente consolidate e il divieto, previsto dal nuovo codice penale italiano, a fare uso della manodopera forzata.
Dopo l’unità d’Italia (1861) succede al conte Vespignani l’allora consigliere comunale, Agostino Mercandetti, sotto la cui direzione viene completato, oltre al quadriportico, anche l’ingresso monumentale (1878-80).
A Mercandetti segue l’architetto Italo-Svizzero Gioacchino Esroch (a cui si deve già la progettazione del mattatoio di Testaccio); è sua la progettazione e realizzazione di alcune sepolture private ed i progetti del Cimitero degli Acattolici e civile e del Cimitero Israelitico compiuti nel 1895.
L’Ossario è invece opera del successore di Esroch, l’ingegnere Mario Moretti, giunto alla direzione del Verano nel 1890.
Il Verano, fino ad allora metà finale dei meno abbienti, diventa il luogo della memoria di un’intera città, attirando a sé le classi più abbienti le quali, in seguito al divieto di tumulazione nelle chiese del 1870, commissionarono la costruzione di tributi alla memoria dei loro cari d’indiscusso valore artistico.
Le aree del complesso nelle quali si ha la più alta concentrazione di monumenti funebri sono quelle del quadriportico e del pincetto.
La costruzione del Verano diventa così l’occasione per artisti, soprattutto scultori, di esprimere la propria arte.
Tra questi citiamo il “Monumento ai Caduti del Sommergibile” di Sebastiano Veniero, realizzato nel 1929 e l’Angelo del Giudizio per la Cappella Ciraolo del 1955, in entrambi i casi le sculture sono di Publio Morbiducci, già autore del Bersagliere di Porta Pia, dei Dioscuri dell’Eur ma anche del busto di Mascagni a Via del Corso.
Da vedere inoltre i ritratti su lava di Filippo Sceverati ed i bassorilievi funerari dello scultore Daniele Grossi. In seguito ai bombardamenti del quartiere sono sfortunatamente andati perduti gli affreschi di Bompiani e Podesti e altre opere realizzate tra il 1870 ed il 1880.
Sono interessanti esempi dell’eclettismo romano la tomba dello stesso Vespignani situata nel portico d’ingresso, il cui busto è affidato alla mano di Giuseppe Prinzi; la Cappella Antonelli, progettata da Agostino Mercandetti ed eretta nel Pincetto Vecchio; il monumento ai caduti dell’esercito pontificio nella battaglia di Mentana espressamente voluto da Pio IX e disegnato da Vespignani.
Numerose le sepolture illustri: d’interesse storico e politico quella del Generale Pietro Rosselli, dei dirigenti comunisti Palmiro Togliatti, Nilde Jotti, Camilla Ravera e Luciano Lama, nonché quella del teorico ed attivista anarchico Errico Malatesta . Qui si trova sepolta anche Claretta Petacci, sfortunata amante del Duce, e originariamente l’autore dell’inno nazionale italiano, Goffredo Mameli, le cui spoglie vengono però traslate al Gianicolo negli anni trenta.
Tra i letterati Grazia Deledda, Sibilla Aleramo, Giuseppe Ungaretti, Alberto Moravia, Gianni Rodari. Tra gli attori Eduardo De Filippo, Francesco Durante, Paolo Stoppa, Lina Morelli, Alberto Sordi, Anna Magnani, Vittorio Gassman, Nino Manfredi, Marcello Mastroianni, Aldo Fabrizi, Ferruccio Amendola, Amedeo Nazzari e Mario Riva. E poi i registi Roberto Rossellini, Vittorio De Sica, Luchino Visconti, Sergio Leone e Sergio Corrucci.
Passeggiando per i viali alberati del Verano, immersi nella quiete di questo giardino della memoria, non si può fare a meno di viaggiare attraverso il tempo verso quelle vicende storiche, culturali e artistiche che hanno segnato oltre un secolo della storia d’Italia.
Il presente articolo è pubblicato per gentile concessione dell’Ass.Cult. Galleria 291 e pubblicato su “ISanLorenzo 2006 – guida ai servizi ed alle attività commerciali”
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